Convivenza more uxorio: da rimborsare lavori in casa se non necessari

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 21479/2018, ha respinto il ricorso di una donna condannata dalla Corte di Appello a restituire all’ex convivente il prezzo che quest’ultimo aveva speso per i lavori di ristrutturazione e per l’arredo della casa di proprietà della compagna, dove ha abitato per «qualche anno» e dove è nato e vive il figlio, ritenendo ingiustificato l’arricchimento di cui la ex aveva beneficiato, nonostante il loro rapporto fosse durato poco. I giudici hanno ritenuto che quanto speso dall’ex esula dall’obbligazione naturale legata alla convivenza quotidiana, determinando un ingiustificato arricchimento della donna, che potrebbe ottenere un notevole vantaggio economico dalla vendita del bene. Neppure la nascita del figlio, che vive con la madre a seguito dell’accordo fra le parti, scalfisce tale conclusione, essendo sproporzionata la dazione effettuata, anche in relazione alle condizioni economiche e sociali dell’uomo, non connotate da particolare agiatezza, e alla brevità del rapporto. Quanto speso risulta eccessivo e, comunque, estraneo agli esborsi necessari alla condivisione della vita quotidiana. La Cassazione, quindi, condividendo la sentenza di Appello, ha respinto tutti i motivi di ricorso della ex, ritenendo che, una volta cessata la convivenza, si configura un ingiustificato impoverimento del solvens e un ingiustificato arricchimento dell’accipiens che,quale proprietaria dell’immobile, aveva continuato a fruirne e poteva liberamente disporne.

Corte di cassazione, sentenza n. 21479 del 31/08/2018

2018-09-24T14:28:58+00:00 24 settembre 2018|