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Con una storica sentenza, la Corte Costituzionale il 25 settembre 2019 si è pronunciata sul caso di Marco Cappato, che nel Febbraio 2017 accompagnò Fabiano Antoniani, detto Dj Fabo, da Milano a Zurigo per l’ottenimento dell’assistenza alla morte volontaria nella clinica Dignitas, dove si pratica il suicidio assistito. Una volta rientrato in Italia, Cappato si autodenunciò per il reato di cui all’art. 580 c.p. Già l’anno scorso la Consulta aveva segnalato l’incostituzionalità della norma che parificava l’istigazione al suicidio con l’aiuto. Undici mesi fa i giudici avevano, infatti, chiesto al Parlamento di legiferare, indicando quale termine ultimo il 24 settembre, ma vista l’inerzia delle Camere, anche a tutela dei diritti di Cappato, imputato nel procedimento penale per aiuto al suicidio, ha ritenuto di intervenire con una sentenza di accoglimento addittiva di principio. In attesa del deposito della decisione, l’ufficio stampa della Consulta fa sapere che i giudici hanno ritenuto «non punibile ai sensi dell’articolo 580 del codice penale (Istigazione o aiuto al suicidio), a determinate condizioni, chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli».
«In attesa di un indispensabile intervento del legislatore – prosegue la nota -, la Corte ha subordinato la non punibilità al rispetto delle modalità previste dalla normativa sul consenso informato, sulle cure palliative e sulla sedazione profonda continua (articoli 1 e 2 della legge 219/2017) e alla verifica sia delle condizioni richieste che delle modalità di esecuzione da parte di una struttura pubblica del SSN, sentito il parere del comitato etico territorialmente competente».
La Corte sottolinea poi che l’individuazione di queste specifiche condizioni e modalità procedimentali, desunte da norme già presenti nell’ordinamento, si è resa necessaria per evitare rischi di abuso nei confronti di persone specialmente vulnerabili, come già sottolineato nell’ordinanza 207 del 2018.
Quella della Corte Costituzionale è in ogni caso una singola sentenza su un singolo caso, seppur molto importante. In attesa di un intervento legislativo in materia, saranno i giudici a dover valutare e giudicare singolarmente, caso per caso.