Bancarotta fraudolenta documentale

Gli elementi dai quali desumere la sussistenza del dolo specifico nel delitto di bancarotta fraudolenta documentale non possono coincidere con la scomparsa dei libri contabili o con la tenuta degli stessi in guisa tale da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio o del movimento degli affari, che rappresentano semplicemente gli eventi fenomenici, dal cui verificarsi dipende l’integrazione dell’elemento oggettivo del reato. Deve consistere in circostanze di fatto ulteriori, in grado di illuminare la ratio dei menzionati eventi alla luce della finalità di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto ovvero di recare pregiudizio ai creditori, nel caso della bancarotta fraudolenta documentale specifica; nel caso della bancarotta fraudolenta documentale generica invece nella consapevolezza che l’irregolare tenuta della documentazione contabile sia in grado di arrecare pregiudizio alle ragioni del ceto creditorio.


Corte di cassazione Sez. V penale
Sentenza n. 3198/2024


IN FATTO E IN DIRITTO

1. La Corte di appello di Torino confermava la sentenza con cui il tribunale di Torino, in data 13.6.2029, aveva condannato (Omissis) alle pene, principali e accessorie, ritenute di giustizia, in relazione al fatto di bancarotta fraudolenta documentale in rubrica ascrittogli, in qualità di amministratore della (Omissis) dichiarata fallita dal tribunale di Torino in data 11.10.2011.


2. Avverso la sentenza della corte territoriale, di cui chiede l’annullamento, ha proposto tempestivo ricorso per cassazione l’imputato, lamentando, con un solo motivo di ricorso, vizio di motivazione e violazione di legge in ordine all’accertamento della penale responsabilità e di mancata qualificazione della condotta dello (Omissis) in termini di bancarotta semplice.


3. Con requisitoria scritta del 19.7.2023, il sostituto procuratore generale della Repubblica presso la Corte di cassazione, dott.ssa (Omissis), chiede che il ricorso venga dichiarato inammissibile. Con conclusioni scritte del 27.7.2023 il difensore di fiducia dell’imputato insiste per l’accoglimento del ricorso.


4. Il ricorso è fondato e va accolto nei seguenti termini.


5. Va premesso che risulta incontestato il mancato rinvenimento della documentazione contabile della società, che non è stata rinvenuta dal curatore fallimentare.
Sul punto il ricorrente ha evidenziato che, come dichiarato dallo stesso curatore nel corso della deposizione resa in dibattimento, quest’ultimo aveva individuato lo studio professionale ove l’imputato aveva asserito di avere depositato le scritture contabili, riferendo, tuttavia, al tempo stesso, di non avere effettuato alcun accesso presso il suddetto studio per l’acquisizione della documentazione contabile in questione, con la conseguenza che alcun rimprovero può essere mosso all’imputato, dovendosi addebitare all’inerzia del curatore il mancato reperimento delle scritture contabili.
Si tratta di un rilievo inammissibile, perché generico e manifestamente infondato.
Il ricorrente, infatti, non si confronta con il passaggio della motivazione della sentenza oggetto di ricorso, in cui la corte territoriale ha evidenziato come i titolari degli studi professionali indicati dallo (Omissis) hanno negato di avere tenuto la documentazione contabile di cui si discute (cfr. p. 2).
Sotto diverso profilo, premesso che, come affermato dall’orientamento dominante nella giurisprudenza di legittimità, in tema di bancarotta fraudolenta documentale, l’imprenditore non e esente da responsabilità per il fatto che la contabilità sia stata affidata a soggetti forniti di specifiche cognizioni tecniche, in quanto, non essendo egli esonerato dall’obbligo di vigilare e controllare le attività svolte dai delegati, sussiste una presunzione semplice, superabile solo con una rigorosa prova contraria, che i dati siano stati trascritti secondo le indicazioni fornite dal titolare dell’impresa (cfr., ex plurimis, Sez, 5, Sentenza n. 36870 del 30/11/2020, Rv. 280133), rientrava comunque negli obblighi posti a carico dell’imputato attivarsi, a fronte dell’inerzia del curatore, per fargli pervenire le scritture contabili.


6. Fondato, invece, appare il rilievo sulla mancata dimostrazione dell’elemento soggettivo del reato.
Come affermato dalla giurisprudenza di legittimità, integra il reato di bancarotta documentale fraudolenta, e non quello di bancarotta semplice, l’omessa tenuta della contabilità interna quando lo scopo dell’omissione e quello di recare pregiudizio ai creditori, impedendo la ricostruzione dei fatti gestionali (cfr. Sez. 5, n. 18320 del 07/11/2019, Rv. 279179).
In una serie di recenti e condivisibili arresti si è, inoltre, precisato, che, in tema di bancarotta fraudolenta documentale, l’occultamento delle scritture contabili, per la cui sussistenza e necessario il dolo specifico di recare pregiudizio ai creditori, consistendo nella fisica sottrazione delle stesse alla disponibilità degli organi fallimentari, anche sotto forma della loro omessa tenuta, costituisce una fattispecie autonoma ed alternativa – in seno all’art. 216, comma primo, lett. b), I. fall. – rispetto alla fraudolenta tenuta di tali scritture, in quanto quest’ultima integra un’ipotesi di reato a dolo generico, che presuppone un accertamento condotto su libri contabili effettivamente rinvenuti ed esaminati dai già menzionati organi (cfr. Cass., Sez. 5, n. 18634 del 01/02/2017, Rv. 269904; Cass., Sez. 5, n. 26379 del 05/03/2019, Rv. 276650; Cass., Sez. 5, n. 33114 del 08/10/2020, Rv. 279838).
Per integrare tale forma di bancarotta (ed. bancarotta fraudolenta documentale specifica), non si richiede, dunque, un effettivo pregiudizio delle ragioni del ceto creditorio, ma solo che la condotta del soggetto attivo del reato sia sostenuta dalla finalità di arrecare pregiudizio ai creditori (ovvero di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto). Al riguardo deve osservarsi che gli elementi dai quali desumere la sussistenza del dolo specifico nel delitto di bancarotta fraudolenta documentale specificale del dolo generico ,nel delitto di bancarotta fraudolenta documentale generica , non possono coincidere con la scomparsa dei libri contabili o con la tenuta degli stessi in guisa tale da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio o del movimento degli affari, che rappresentano semplicemente gli eventi fenomenici, dal cui verificarsi dipende l’integrazione dell’elemento oggettivo del reato. Dovendo, piuttosto, consistere in circostanze di fatto ulteriori, in grado di illuminare la ratio dei menzionati eventi alla luce della finalità di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto ovvero di recare pregiudizio ai creditori, nel caso della bancarotta fraudolenta documentale specifica; della consapevolezza che l’irregolare tenuta della documentazione contabile e in grado di arrecare pregiudizio alle ragioni del ceto creditorio, nel caso della bancarotta fraudolenta documentale generica. Appare, pertanto, evidente che tra le suddette circostanze assume un rilievo fondamentale la condotta del fallito nel suo concreto rapporto con le vicende attinenti alla vita economica dell’impresa (cfr., in questo senso, Sez. 5, n. 2228 del 04/11/2022, Rv. 283983; Sez. 5, n. 33575 del 08/04/2022, Rv. 283659; Sez. 5, n. 33114 del 08/10/2020, Rv. 279838).
Tale profilo risulta del tutto trascurato nella motivazione della sentenza di secondo grado.
La corte territoriale, infatti, ha correttamente dato atto della mancata consegna e del mancato rinvenimento delle scritture contabili della società fallita, ma ha dedotto la configurabilità del dolo specifico in capo a quest’ultimo unicamente sulla base dell’oggettiva mancanza delle scritture contabili, senza svolgere alcuna ulteriore indagine che consenta di ricondurre tale dato oggettivo a una specifica scelta dolosa dell’amministratore, non potendosi certo ritenere tale l’apodittica affermazione, secondo cui lo (Omissis) ha agito “in danno dei fornitori e della proprietà dell’immobile condotto n affitto per la gestione dell’attività” (cfr. p. 3).
Si tratta, invero, di una motivazione del tutto apparente, dovendosi intendere tale la motivazione che, come quella in esame, si avvalga di argomentazioni di puro genere o di asserzioni apodittiche o di proposizioni prive di efficacia dimostrativa, cioè, in tutti i casi in cui il ragionamento espresso dal giudice a sostegno della decisione adottata sia soltanto fittizio e perciò sostanzialmente inesistente (cfr. Sez. 5, n. 9677 del 14/07/2014, Rv. 263100).
Sul punto, pertanto, la sentenza impugnata va annullata con rinvio ad altra sezione della Corte di appello di Torino, affinché provveda a colmare l’evidenziata lacuna motivazionale, uniformandosi ai principi di diritto in precedenza indicati.
Annulla la sentenza impugnata con rinvio per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte di appello di Torino.




2024-02-07T17:07:47+01:00 16 Febbraio 2024|