La natura della responsabilità della P.A. derivante da provvedimento illegittimo e da mancato rispetto del termine di conclusione del procedimento.

Il Consiglio di Stato, in Adunanza Plenaria, si è pronunciato sulla responsabilità della P.A. per lesione di interessi legittimi, derivante sia dal provvedimento illegittimo che dalla inosservanza dolosa o colposa del termine di conclusione del procedimento amministrativo. In particolare, si sofferma sulla responsabilità in caso di sopravvenienza normativa che impedisce al privato di realizzare il progetto al quale l’istanza era preordinata.

Secondo il Giudici di palazzo Spada “la responsabilità della pubblica amministrazione per lesione di interessi legittimi, sia da illegittimità provvedimentale sia da inosservanza dolosa o colposa del termine di conclusione del procedimento, ha natura di responsabilità da fatto illecito aquiliano e non già di responsabilità da inadempimento contrattuale; è pertanto necessario accertare che vi sia stata la lesione di un bene della vita, mentre per la quantificazione delle conseguenze risarcibili si applicano, in virtù dell’art. 2056 cod. civ. –da ritenere espressione di un principio generale dell’ordinamento- i criteri limitativi della consequenzialità immediata e diretta e dell’evitabilità con l’ordinaria diligenza del danneggiato, di cui agli artt. 1223 e 1227 cod. civ.; e non anche il criterio della prevedibilità del danno previsto dall’art. 1225 cod. civ.”

Soffermandosi sul periodo temporale nel quale hanno avuto vigenza le disposizioni sui benefici, secondo l’Adunanza Plenaria è in astratto ravvisabile il nesso di consequenzialità immediata e diretta tra la ritardata conclusione del procedimento autorizzativo e il mancato accesso agli incentivi tariffari connessi alla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, nel caso in cui la mancata ammissione al regime incentivante sia stato determinato da un divieto normativo sopravvenuto, che non sarebbe stato applicabile se i termini del procedimento fossero stati rispettati dalla P.A.

Ancora, l’Adunanza sottolinea che, per il periodo successivo alla sopravvenienza normativa, occorre stabilire se le erogazioni sarebbero comunque cessate, per la sopravvenuta abrogazione della normativa sugli incentivi. In questo caso il pregiudizio è riconducibile alla sopravvenienza legislativa e non più imputabile all’amministrazione. Oppure, occorre stabilire se l’interessato avrebbe comunque avuto diritto a mantenere il regime agevolativo, se la legge, per esempio, faccia chiaramente salvi, e sottratti quindi all’abrogazione, gli incentivi già in corso di erogazione e fino al termine finale originariamente stabilito per gli stessi.

Il danno è considerato liquidabile secondo i criteri di determinazione del danno da perdita di chance, ivi compreso il ricorso alla liquidazione equitativa, e non può equivalere a quanto l’impresa istante avrebbe lucrato se avesse svolto l’attività nei tempi pregiudicati dal ritardo dell’amministrazione.

Consiglio di Stato, Adunanza Plenaria, sentenza n. 7 del 23.04.2021

2021-05-07T12:55:29+00:00 7 Maggio 2021|